ONU. Si parla di prospettive di genere sulla tortura

In occasione della Giornata internazionale delle donne l’ONU ha reso pubblico un nuovo rapporto che analizza la possibile applicazione di norme specifiche per contrastare la violenza contro donne e LGBT.
A darne notizia è la rivista on-line Il paese delle donne che ne pubblica una sintesi come di seguito riportato:
 
Il documento, tradotto e curato da Marina Berarducci  parla  delle “Prospettive di genere sulla tortura e altri trattamenti e punizioni crudeli, inumani e degradanti” analizza la possibile applicazione di norme specifiche per contrastare la violenza contro donne e LGBT
E’ stata fissata in concomitanza con la Giornata Internazionale delle Donne la presentazione del nuovo rapporto su “Prospettive di genere sulla tortura e altri trattamenti e punizioni crudeli, inumani e degradanti”. Sarà il Relatore Speciale sulla Tortura dell’ONU, Juan Mendez, ad esporre il testo all’Alto Consiglio per i Diritti Umani, dove si analizza l’applicabilità di specifiche norme in ambito di diritto internazionale volte a limitare la violenza contro donne e membri della comunitaà LGBT, storicamente colpiti dagli abusi in maniera sproporzionata rispetto agli uomini.
 
Tramite l’analisi di una serie di fattispecie, si giunge a conclusioni generali e a specifiche raccomandazioni per la prevenzione e il contrasto della violenza di genere, raccomandate agli stati membri.
Il testo incita i governi di tutto il mondo a non rendersi complici di torture e crudeltà tramite l’indifferenza nei confronti delle discriminazioni di genere. Un report frutto degli sforzi di un gruppo di lavoro composto nell’ambito delle Procedure Speciali dell’ONU, il più esteso sistema di esperti indipendenti volto al fact checking e all’approfondimento di tematiche specifiche all’interno delle Nazioni Unite. Tra gli altri, hanno contribuito alla redazione del testo la Commissione contro la Tortura, il Gruppo di Lavoro contro la discriminazione della donna e i Relatori Speciali sulla violenza contro le donne e sul traffico di esseri umani.
Secondo l’analisi presentata da Mendez, le pratiche nocive e violente nei confronti delle donne sono spesso giustificate sulla base di norme sociali, credenze culturali, tradizionali o religiose.
 
Le comunità tendono ad accettare la violenza di genere a causa di percezioni discriminatorie, mentre lo status di marginalizzazione delle vittime non le mette in condizione di ottenere il riconoscimento dei torti subiti, garantendo in pratica l’impunità dei carnefici. Gli stereotipi di genere giocano un ruolo preponderante nel minimizzare la percezione del dolore e della sofferenza inflitte alle donne e membri della comunità LGBT nell’ambito di determinate pratiche. Inoltre, spesso il genere va ad aggiungersi ad altri fattori, quali l’orientamento sessuale, la disabilità, e l’età, che contribuiscono a rendere una persona ulteriormente vulnerabile.
 
Si rivela dunque fondamentale una indagine svolta da una prospettiva ‘di genere’, analizzando ogni possibile tipo di tortura e di violenza, al fine di assicurare che le violazioni basate su norme sociali persecutorie non siano solo pienamente riconosciute, ma ottengano una quantomai necessaria risposta.
Infatti, che si tratti di violenza domestica, di stupro, di maltrattamento dei detenuti o di traffico di donne, gli stati devono essere considerati manchevoli non solo in presenza di norme attivamente discriminatorie, ma anche quando il sistema legale e giudiziario non si rende efficacie nel punire chi perpetra stereotipi e violenze di genere.
Nelle sue conclusioni, il Relatore Speciale chiede ai governi non solo azioni riparatorie per le vittime e l’abolizione di qualunque norma discriminatoria, ma soprattutto una attiva campagna di contrasto delle prassi che penalizzano le donne nelle realtà istituzionali e nella società civile.